Lettera ai direttori dei giornali della Valtellina

POLO CENTRALIZZATO DELLA RETE OSPEDALIERA DELLA PROVINCIA DI SONDRIO

ANAAO-ASSOMED LOMBARDIA RISPONDE ALLE ACCUSE DA PARTE DI SINDACI, SINDACATI E ISCRITTI ANAAO DI SONDALO

13 luglio 2021

Gentile Direttore,
la nostra dichiarazione, seguita all’assemblea sindacale tenuta da remoto presso l’ASST Valtellina e Alto Lario, ha suscitato una risposta indignata dei sindaci dell’Alta Valle e di altre sigle sindacali, compresi alcuni nostri iscritti di Sondalo. Pur comprendendo la delicatezza dell’argomento, ci sentiamo di respingere al mittente ogni accusa di ignoranza, amnesia o, anche peggio, di malafede.
Va premesso, anzitutto, che quando ci riferiamo all’ospedale di campanile non si fa riferimento a quello di Sondalo, ma a qualsiasi ospedale la cui mission non sia chiara o, peggio ancora, si carichi di competenze e volumi prestazionali che non ha e non potrà avere. Da lì nascono i pericoli per le cure per i cittadini e gli operatori.
La realtà è purtroppo ben diversa da ciò che i sindaci, investiti dal consenso popolare ma non dalla scienza medica, tentano di rappresentare. La loro reazione descrive bene l’asincronia della narrazione che vede nella rete ospedaliera degli anni ’70-’90 qualcosa di ripetibile o anche solo lontanamente paragonabile alle esigenze attuali. Non si può continuare a pensare e a dichiarare, nei comizi e nell’attività politica, come dovrebbero essere gli ospedali degli anni ’20 del XXI secolo avendo in mente la situazione di 40-50 anni fa. Tra l’altro l’ospedale di Sondalo, sia detto per inciso, non fu pensato né costruito come ospedale per l’emergenza/urgenza, ma per ben altra funzione. Ciò che tradisce maggiormente il retropensiero dei sindaci è la mistificazione del significato delle nostre parole, che non avevano e non hanno in alcun modo lo scopo di mettere un ospedale contro l’altro. Questo è ciò che in realtà fanno i sindaci, mettendo Alta Valle contro il resto del mondo, senza peraltro partecipare, ci risulta, alla conferenza dei sindaci quando si parla di ospedali. Invece sostengono che un ospedale di prossimità, come quello che serve il loro territorio, debba contenere le alte specialità quando queste dovrebbero servire l’ospedale di livello superiore, il DEA di II livello, ovunque esso sia, il quale certamente non può essere diviso in due presidi distanti 50 chilometri. Quale significato tecnico/scientifico avrebbe la presenza di neurochirurgia, vascolare e toracica isolate nel presidio di alta valle? Basta una semplice nozione di baricentro per rispondere a questa domanda. E perché citare la penosa vicenda del 55enne di Valdidentro, morto di infarto a causa dell’impossibilità del trasporto via aria, adombrando l’ipotesi che se fosse stato portato a Sondalo sarebbe sopravvissuto? Lo sanno i sindaci che l’emodinamica, unica tecnologia (con le dovute competenze) in grado di salvare la vita a questi pazienti, a Sondalo non è mai esistita? Cosa sarebbe dovuto venire a fare il paziente a Sondalo?
Noi parliamo di sanità del futuro, di protezione dei cittadini e degli operatori e di sicurezza delle cure, cose evidentemente diverse dal mantenimento dello status quo, tanto caro a chi i voti, a differenza nostra, deve cercarli ogni cinque anni in barba a direttive della scienza medica e a seria progettazione del futuro sanitario oltre le elezioni più vicine.
Spiace anche constatare che colleghi e sindacalisti traggano conclusioni sulla nostra posizione accusandoci di mentire o di essere in coma oppure di avere un secondo fine: se non si parla a ridosso di dichiarazioni non condivisibili della Moratti e comunque dopo un’assemblea sindacale cui sono state invitate 400 dirigenti sanitari (nessuno di Sondalo si è presentato, pur essendo l’argomento unico punto all’ordine del giorno), quando si dovrebbe parlare?
Non è (solo) ricordando la storia dell’ospedale che si costruisce la sanità del futuro, soprattutto se non si rimedia agli errori del passato, in una valle che non ha mai avuto un centro di riferimento locale completo, un vero DEA di II livello, come crediamo che la Valtellina meriti. Il nostro pensiero va prima di tutto alla sicurezza delle cure e poi a dove fornirle. L’emergenza-urgenza si costruisce con trasporti efficienti, investendo maggiormente sull’elicottero H24 dedicato, non delocalizzando risorse e competenze parcellizzando l’offerta e rendendo così impossibile rispondere con tempestività alle cure urgenti. Respingiamo con forza l’accusa di fare allarmismo, noi stiamo dalla parte della chiarezza, non dell’opportunismo che si cela dietro scelte sostanzialmente elettorali o di comodo.
Ancora una volta si accusa chi pone questioni tecniche di fare politica, con quel malcelato riferimento alle “uscite a orologeria”. Noi siamo pronti a confrontarci ma, lo ripetiamo, ci sono due differenze fondamentali tra un sindacato di dirigenti sanitari e i sindaci, i consiglieri regionali e i parlamentari, di qualsiasi colore: noi curiamo le persone davvero, non con i comizi, e non cerchiamo voti.
Siamo disponibili al confronto dentro e fuori gli ospedali, chiunque ci invita sarà il benvenuto (e se siamo noi a invitare è bene partecipare, non protestare a decisione presa all’unanimità), ma non rinunceremo mai a dire la nostra su come le persone dovrebbero essere curate e dove possono ricevere la cura migliore.

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